Conversazione con Hussain.
Il suo stile, la sua arte, la sua storia.

Chi è Hussain – Biografia
L’architetto Hussain Ali Abbass è giunto in Italia alla fine del 1980.
Nel 1981 si è iscritto all’Università di Perugia per perfezionare la sua conoscenza della lingua italiana.
A novembre del 1981 si è iscritto al Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, dove si è poi laureato.

Dopo la laurea, ha iniziato a lavorare nel campo progettazione e direzione lavoro per giungere in poco tempo a crearsi un proprio settore dominante.
Nel 1997 fonda “La Triart Pubblicità”, una realtà rara nella quale si associa creatività, design e produzione.
I clienti sono stati i più grandi gruppi internazionali.
Dal 1997 ad oggi sono stati prodotti oltre 160.000 articoli.
Nel 2001 l’azienda è stata premiata con il “Premio Italia che Lavora” come tra le migliori aziende a livello nazionale che si è distinta nel campo pubblicitario.

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Babylon – Una storia ineguagliabile

Io sono nato a Babilonia, una terra ricca di storia, nella vecchia Mesopotomia.
Geograficamente ora si trova in Iraq, ma nessuno resta indifferente all’evocazione che suscita questo nome antico. Quando sono arrivato in Occidente e dicevo di provenire dall’Iraq non ricevevo risposte. Dopo un po’ ho iniziato a specificare: “Sono nato a Babilonia” e la reazione delle persone era enorme. Magicamente, si incuriosivano. Bastava un nome e si apriva davanti a loro un mondo.
È una cosa che non puoi sospettare se non nel confronto con gli altri. Da quel momento mi sono sentito orgoglioso delle mie origini, un orgoglio legato ad una storia ineguagliabile.

Babylon – Un filo sottile mai interrotto

Babilonia è ricca di fattorie di palme di datteri, esattamente dove c’è una deviazione del fiume Eufrate. Io da bambino, avevo circa 8 anni, andavo lì e mi sedevo in quella parte di fiume. Ammiravo i colori, la storia, i monumenti e sentivo istintivamente l’importanza di quella terra.
Difficile spiegarlo ancora adesso, impossibile farlo allora, ma Babylon ha una forza divina, magnetica, un qualcosa che ti dice che quella terra non è normale.
Avere la certezza che a pochi chilometri da dove sono nato, a pochi passi, è nata la civiltà ha avuto per me un’importanza enorme.
Passeggiavo in mezzo ai monumenti e mi dicevo: qui ha camminato Nabucodonosor, qui Hammurabi, qui avranno immaginato come mettere le linee guida per tutta l’umanità, per sempre. Hammurabi ha costruito le prime scuole, inventato il timbro, gli archivi, il concetto di Legge e il primo sistema di diritto.
Una volta, incontrando un vecchietto solo e sperduto, si è posto il problema di come prendersi cura di chi nell’anzianità non ha più nessuno. E ha inventato la pensione. Ha fatto una legge per la quale lo stato si prende carico degli anziani, qualora non se ne occupino i figli.
Oggi parliamo dell’importanza della natura, ma già a Babilonia esisteva una legge che puniva con l’allontanamento chiunque tagliasse un albero senza un motivo. Oggi parliamo di conservazione del verde, ma i babilonesi lo avevano già capito migliaia di anni fa.

Sono salito decine di volte su uno dei simboli di Babilonia: il leone. Mi sdraiavo sopra e per me era come un trono: mi sentivo come l’Hammurabi della situazione.
Quando si hanno degli avi così costruttivi, si sentono immancabilmente delle responsabilità. Se il mondo non è venuto come si deve, è anche colpa di noi babilonesi, perché il mondo l’abbiamo indirizzato noi, nel bene e nel male.
Da un lato vorresti ripercorrere le strade di Hammurabi, essere come lui, dall’altro senti una piccola responsabilità verso tutti.
E quel filo sottile non si è mai interrotto.

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Un’azienda, 160.000 prodotti, idee infinite

Avevo 18 anni. Mi sono detto che per poter realizzare le cose come Hammurabi sarei dovuto diventare architetto. Ho insistito perché i miei mi facessero studiare all’estero, e ho scelto l’Italia. Pensavo di rimanerci poco, giusto il tempo della laurea, ma nel frattempo è arrivata la dittatura, la guerra. Come facevo a tornare?
Lì ho iniziato a capire piano piano che le mie basi potevano essere anche in Italia, oltre che in Mesopotamia.
Grazie alla cultura artistica italiana, la vena di creatività però non si è mai interrotta.
Ho costruito un’azienda dal nulla, che ha prodotto oltre 160.000 oggetti nel mondo. Pochi altri designer possono vantare un numero altrettanto alto.

Sempre moderni nella continuazione

I babilonesi sono ancora oggi ipermoderni. I loro pensieri non sono finiti lì, con un’antica civiltà.
Fra mille anni i bambini andranno ancora a scuola.
Allo stesso modo, ci deve essere una percentuale dell’io in ogni cosa, nell’estetica, nel colore.
Bisogna distinguersi. Ogni persona deve avere un suo stile, essere distinto.
Non che uscito un tipo di orologio, tutti devono usare quello orologio.
I miei oggetti non si assomigliano, sono tutti diversi uno dall’altro.

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Bella
 

Il colore per distinguersi
Io credo che la bellezza sia un patrimonio di tutti, ricchi e poveri.
E siccome a volte gli oggetti costano, rimane il colore.
Il colore non costa nulla, però dà personalità.
Il colore è la materia prima che possono usare ricchi e poveri per distinguersi, per creare una propria personalità.

 

Anima
Nessun progettista arriva alla perfezione della natura, nessuno riesce a farlo, a trovare quella combinazione di colori e forme.
Abbiamo tanto da imparare dalla natura.
A lei mi ispiro quando devo creare un nuovo progetto.
Bisogna inchinarsi, non sfidarla. Copiarla è una forma di rispetto.

Ufficio
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Uscire dal commercio universale

Io voglio come designer uscire da questo ritmo di commercio universale, lasciare un tocco di fantasia personale. Intendiamoci, non con una produzione in serie, ma realizzata in piccole quantità, fatta a mano, in cui è sempre chiaro che dietro c’è un cervello umano che produce. Il cervello deve lavorare.
È questo il mio concetto di fantasia. È una forza personale, di ognuno di noi, che va trasmessa positivamente al servizio degli altri.
Sempre al servizio degli altri.
Produrre con fantasia è dare agli altri qualcosa che li rende positivamente diversi.